1. Storia della Chiesa di San Valentino

  2. 500 anni della consacrazione Chiesa Parrocchiale S. Giovanni Battista

  3. Da Forum Novum a Vescovio

  4. Storia Gruppo di Preghiera San Pio di Torri in Sabina

  5. Storia Coro Parrocchiale San Giovanni Battista

1. Storia della Chiesa di San Valentino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

      La notizia bellissima la troviamo da una sorta di "visita pastorale" intitolata "Registrum omnium ecclesiarum diocesis sabinensis”, compiuta nel 1343 dal Vicario Generale Francesco al tempo del Vescovo della Sabina, Pietro de Gomes Barosso, (agosto 1341 - 14 luglio 1348, periodo di episcopato). La professoressa Mancinelli Maria Letizia, ha pubblicato una edizione della “visita pastorale” nel 2007 con il titolo “Registrum omnium Ecclesiarum Diocesis Sabinensis” (1343).

      Presentiamo una traduzione del testo:

«Il quale (vicario generale Francesco .. ) venne e visitò la Maggiore Chiesa Sabina nella quale sono sette canonici ed un arciprete (archipresbitero). E si trova li un signore vescovo che ha il compito di ispezionare, rettificare e migliorare, istituire e destituire i canonici della predetta Chiesa; e riebbe di nuovo dagli stessi (canonici) l'unica amministrazione che effettuano i chierici del castello di Torri e di santo Polo, secondo un'antica tradizione. Il predetto signore vescovo possiede il castello che si chiama Poggio.

Allo stesso modo il vicario generale andò e visitò la chiesa di san Valentino che è nelle competenza del castello di Torri. Nella quale chiesa c'è arciprete con tre canonici, ed ha sotto la sua giurisdizione le sotto nominate cappelle: in primo luogo la cappella parrocchiale S. Giovanni che si trova all'interno del nominato castello e nella quale ci sono cinque chierici istituiti, la cappella di san Giacomo, la cappella di san Nicola, la cappella di san Pietro, la cappella di san Vittorino, la cappella di san Giovenale, la cappella di san Sabino. la cappella di sant'Egidio, la cappella di santa Lucia, la cappella di sant'Adiuto, la cappella di santo Stefano, la cappella di san Martino, la cappella di sant'Ilario».

2. 500 anni Consacrazione della Chiesa Parrocchiale S. Giovanni Battista 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

        

 

        Dalla Visita Pastorale del Cardinale Vescovo della Diocesi Sabina, Mons. Carlo Odescalchi (1883 – 1836, periodo di episcopato), abbiamo la notizia che la Chiesa Parrocchiale di Torri, dedicata a S. Giovanni Battista, viene Consacrata il 20 Ottobre 1516, da Mons. Bernardino López de Carvajal y Sande1. Da parte sua il Carvajal (nato l'8 Settembre 1456, morto il 16 Dicembre 1523) era designato Vescovo Cardinale di Sabina per ben due volte, la prima dal 1509 al 1511, poi il secondo mandato dal 1513 fino al 1521, quando lascia la Diocesi2.

       Possiamo notare il rapporto profondo del Carvajal sia con Torri che con Vescovìo. Durante il suo secondo mandato come Vescovo (dal 1513 al 1521) egli, in primo luogo, Consacra la Chiesa Parrocchiale di Torri il 20 Ottobre 1516 e in seguito, grazie ai suoi sforzi, ripristina il titolo di Cattedrale a Vescovìo3, infatti, Papa Leone X, con Bolla del 1521 restituisce la dignità di Cattedrale a Vescovìo.  Il Carvajal ha lasciato un segno nella Chiesa di Vescovìo con due stemmi Cardinalizi sull'icona della Madonna della Lode, ad ambedue lati. Esso ha come cornice il cappello cardinalizio in rosso, con due frange ai lati tutto in rosso. Sul campo in oro, (che rappresenta l'infinito di Dio) nella parte superiore, c'è una croce circondata dal suo motto “Spes contra spem” (sperare contro ogni speranza) che spiega la situazione della Chiesa della sua epoca, in modo particolare nei confronti dei Protestanti. In diagonale c'è una fascia nera che raffigura proprio la lotta per la fede.

         Da questo si capisce in modo chiaro il rapporto che si è creato fra il Carvajal e Torri, dove ha cercato di promuovere il territorio evocando la sua storia e la sua religiosità.

1Cfr. Marchetti, B., Cronache d'Archivio, Ottocento Sabino, Visita pastorale del Cardinale Carlo Odescalchi 1833-1836, Fratelli Palombi Editore, Roma, 1988, p. 228.

2Cfr. Sito della Diocesi Suburbicaria di Sabina - Poggio Mirteto, 2016.

3 Cfr. Montagni, C. - Pessa L., Le Chiese romaniche della Sabina, p. 38.

In memoria della

Chiesa Pievana Matrice

Arcipretale dedicata a

San Valentino

Torri in Sabina 

3. Da Forum novum a Vescovio

In un territorio pianeggiante compreso nel comune di Torri in Sabina (Rieti), accanto ai resti dell’antico municipio romano di Forum Novum, si staglia isolata col suo alto campanile romanico la Chiesa di Santa Maria in Vescovìo, i cui apparati decorativi comprendono un ciclo di affreschi attribuiti alla prima bottega di Pietro Cavallini. Si tratta indubbiamente del centro più antico della storia civile e religiosa della Sabina, il cui toponimo Vescovio deriva da episcopium e in effetti la chiesa è stata fino al XV secolo la Ecclesia Cathedralis Sabinorum, come si legge sul portale di accesso all’atrio, prima che il vescovato passasse a Magliano Sabina e confluisse quindi nell’attuale giurisdizione ecclesiastica di Sabina-Poggio Mirteto.

Partendo da questo sito si intende valorizzare la Sabina nella sua totalità, secondo il motto Tota Sabina Civitas, voluto da Pio VII per lo stemma di Rieti, che vuole idealmente raccogliere i popoli della provincia quasi ad essere una sola città, come ha ricordato il vescovo ospitante Mons. Ernesto Mandara.

“Da Forum Novum a Vescovio” è stato il tema della Giornata di Studi del 27 ottobre 2018, organizzata presso l’Oasi di Vescovio dalla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Frosinone, Latina e Rieti, in collaborazione con la Diocesi Suburbicaria di Sabina-Poggio Mirteto, con l’intento di porre l’attenzione sulle testimonianze culturali e le origini cristiane dell’antica diocesi di Vescovio foronovana.

Gli studiosi che sono intervenuti hanno fatto il punto sullo stato degli studi e hanno presentato le recenti scoperte compiute nell’antico centro romano di Forum Novum, sorto come luogo di mercato, soprattutto di pecore, su una delle principali vie di traffico della Sabina e organizzato come municipio in età cesariana, come attestato da fonti letterarie ed epigrafiche.

Forum Novum, basilica

Esso svolgeva la funzione di polo di aggregazione in un ambito territoriale in cui prevalevano forme di insediamento sparso (i cosiddetti vici). Non si conosce la data di fondazione, ma i rinvenimenti attestano una frequentazione a partire dal II secolo a.C., in corrispondenza con l’abbandono del centro sabino di Poggio Sommavilla (Collevecchio, RI). Divenuto sede vescovile nel V secolo, Forum Novum si unì nel IX secolo alle altre diocesi sabine di Cures Sabini (Passo Corese) e Nomentum (Mentana), dando luogo all’episcopium sabino. L’estensione originaria di Forum Novum doveva aggirarsi sui 4 ettari e il primo edificio di culto doveva essere situato a NE della zona forense, dove si trova ancora oggi la chiesa medievale.

Pianta di Forum Novum Scavi di Forum Novum, ambienti di servizio

Come ha precisato l’archeologo Alessandro Betori nella sua relazione “Prospettive di valorizzazione dell’area archeologica foronovana alla luce degli interventi di recupero e di restauro in corso”, obiettivo primario della Soprintendenza è quello di rendere l’area di Forum Novum fruibile e accessibile al pubblico e di corredarla di un apparato didattico esplicativo, grazie allo stanziamento di 370.000 euro, dei quali 140.000 sono stati già utilizzati nel corso di un anno e mezzo per realizzare alcuni interventi. Betori ha ricordato come il sito, dopo un periodo di oblio, suscitò l’interesse degli studiosi in seguito a un articolo di Carlo Pietrangeli degli anni ’40 del secolo scorso. Le prime ricerche archeologiche, condotte dal 1969 al 1975, hanno riportato alla luce le strutture pubbliche dell’antica città romana quali la basilica e un complesso templare. Indagini più approfondite sono riprese negli anni Ottanta con la scoperta del mosaico pavimentale di un sacello obliterato dalla basilica. Gli scavi sono stati ripresi tra il 1997 e il 2004 dalla British School at Rome in collaborazione con l’Università di Perugia (2004) e hanno portato alla luce gran parte dell’area pubblica del municipium, caratterizzata da un assetto ortogonale. Vi si riconoscono almeno tre edifici di culto, la basilica civile, tabernae, ambienti di soggiorno e di servizio, nonché un articolato sistema di gestione delle acque. Anche al di fuori dell’area archeologica degli scavi, sono stati individuati importanti complessi di edifici, sia pubblici, come l’anfiteatro a terrapieno, che privati, come la sontuosa villa con mausoleo annesso venuta alla luce oltre la via Romana Vecchia. Il prof. Filippo Coarelli, dell’Università di Perugia, ha proposto di attribuire questa proprietà, sulla base di un incrocio tra fonti epigrafiche e letterarie, al cavaliere P. Faianius Plebeius, una sorta di mecenate locale che aveva fatto realizzare a sue spese opere idrauliche utilizzando l’acqua di sorgenti di sua proprietà.

La visita agli scavi ha permesso di ammirare il mosaico pavimentale della cella destra del cosiddetto Capitolium,

 

Mosaico del c.d. Capitolium

Mosaico con emblema

con inserti in giallo antico e iscrizione dedicatoria di C. Vibius Celer, e i resti di affresco sulla parete laterale destra, appena restaurati, e un altro mosaico all’interno di un edificio privato con un motivo esterno a cinta muraria e un elaborato emblema. Non è stato possibile, invece, vedere il mosaico all’interno della basilica (ma non facente parte della stessa), in quanto è ricoperto da un telo di protezione, in attesa del restauro e di una copertura adeguata. Di questo mosaico è interessante l’iscrizione, che attesta come L. Volsienus Pu(pi) l(ibertus) avesse fatto realizzare a sue spese la pittura dell’aedes (un sacello in opera quadrata) e il pavimento. Quanto alla divinità che vi era venerata, si potrebbe pensare forse ad Ercole, il cui culto è di norma attestato nelle vie della transumanza, in corrispondenza dei mercati di bestiame, come per esempio a Tivoli, dove sorge il santuario di Ercole vincitore.

Nel corso del convegno è stato anche illustrato il progetto del rilievo tridimensionale di Forum Novum, che porterà ad una maggiore comprensione dell’area archeologica, alla documentazione dello stato di conservazione del mosaico che si intende restaurare, prima del suo consolidamento e restauro, ed alla valorizzazione dell’area con la “realtà aumentata”.

Si sono poi succeduti interventi che hanno affrontato alcune tematiche relative al periodo cristiano del sito, che potrebbe aver avuto inizio con quell’Aurelius Ursacius, il cui sarcofago (del IV secolo) è conservato a Vescovio e che avrebbe dato il nome alla chiesa originaria Sabinensis Cathedra Ursaciana. A Forum Novum subirono il martirio Massimo, Basso e Fabio, i cui corpi furono raccolti e sepolti dalla primitiva comunità cristiana nella seconda metà del III secolo. Quanto all’esistenza di una sede episcopale nel sito, le prime notizie risalgono alla fine del secolo IV, al tempo dell’imperatore Teodosio I. Un documento del 554 parla del fatto che Teodosio avrebbe costruito la chiesa dotandola di possedimenti “per mantenere il ricordo dell’Apostolo Pietro che in infima sede Ursaciorum (nella parte inferiore della casa degli Ursaci) venne a celebrare la fractio panis”. Una tradizione, questa della venuta di San Pietro, non provata storicamente, ma che sembra volutamente rievocata dalla presenza del nome del Santo in molti altari, chiese e località nei pressi di Vescovio.

S. Maria in Vescovio, interno

Nell’876 Vescovio venne distrutta dai Saraceni e la sede episcopale venne spostata per qualche anno a S. Lorenzo a Toffia. Una fase di ripresa economica e culturale si ebbe nel Duecento, epoca alla quale risalgono gli affreschi. In seguito la pianura, abbandonata a poco a poco dai suoi abitanti, divenne paludosa e malarica. Dato lo stato di desolazione, nel 1495 si decise di trasferire l’episcopio a Magliano Sabina, ma nel 1521 Leone X restituì a Vescovio il titolo di cattedrale e diede a Magliano quello di concattedrale. Un ultimo tentativo per non lasciare Vescovio nel completo abbandono lo fece il cardinale Gabriele Paleotti nel 1569 erigendo un grandioso edificio da adibire ad abitazione di religiosi di ordini diversi che si susseguirono nella custodia del santuario fino alla prima metà del ‘700; in seguito la chiesa fu affidata ai parroci dei paesi vicini che si limitarono ad andarvi saltuariamente per dirvi messa. Nei primi anni dell’Ottocento furono imbiancate le pareti e coperti gli affreschi che fortunatamente tornarono alla luce circa cento anni dopo con lo sgretolarsi della calce e vennero restaurati negli anni Trenta. Un ulteriore restauro è stato eseguito dalla Soprintendenza ai Beni Storici e artistici del Lazio a seguito del sisma del 1979 che interessò l’area della Sabina, dell’Alto Lazio e dell’Umbria.

S. Maria in Vescovio, affreschi

La parte più antica della chiesa è la cripta, rimasta a lungo interrata.

S.Maria in Vescovio, cripta

Gli affreschi che vi sono conservati risalirebbero all’VIII secolo e dovevano far parte della chiesa primitiva.

Dalla cripta semianulare si intravede la  fenestella confessionis che si apre sull’altare centrale e che comunica con la camera delle reliquie. La visita guidata alla Chiesa (navata unica a croce latina) ha permesso di ammirare, oltre alla cripta, il ciclo pittorico duecentesco con scene del Vecchio e del Nuovo Testamento sulle pareti della navata e con il Giudizio Universale nella controfacciata, attribuito alla scuola di Cavallini, il cui influsso è particolarmente evidente nell’Annunciazione.

Nel convegno si è ampiamente parlato della struttura architettonica dell’edificio sacro e dei suoi apparati pittorici, ma anche di altre chiese della Sabina e dell’uso politico dell’agiografia, ovvero l’uso delle vite dei santi per affermare il potere abbaziale, che si inserisce nel dissidio tra Farfa, filoimperiale, e la parte della Sabina filopapale, come Santa Maria in Vescovio.

L’icona mariana che si venera nella chiesa, della quale ha parlato lo storico dell’arte Giuseppe Cassio, trae il proprio nome di Madonna della Lode dall’iscrizione, tratta dalla Bibbia (Salmo 8), che si legge nella pergamena che Gesù Bambino, con la mano destra benedicente, tiene nella mano sinistra: “ex ore infantium et lactentium perfecisti laudem (Tu, o Signore, hai ricevuto la lode dalla bocca dei fanciulli e dei lattanti)”. La tavola, di grande interesse storico devozionale, non è in realtà quella originale, ma è stata rifatta nel Quattrocento e ritoccata con mano non sempre felice: ricorda nell’impostazione la Salus Populi Romani conservata in Santa Maria Maggiore a Roma. L’icona è stata oggetto di indagini diagnostiche multispettrali, che sono state presentate nel convegno da Fabio Aramini.

Fonte: web


 

FORUM NOVUM E TORRI IN SABINA

L’interesse sul sito di Forum Novum si accese a partire dalla metà del 1800 prima tramite Lorenzo Fortunati, un insegnante sabino con la passione per archeologia e in seguito con il barone Camuccini a partire dagli anni ’40.

Dopo la necessaria interruzione dovuta agli eventi bellici, si riprese negli anni 60; infatti le prime ricerche archeologiche, condotte dal 1969 al 1975, che hanno riportato alla luce le strutture pubbliche dell’antica città romana fra le quali la basilica e un complesso templare. Fu per conto della Soprintendenza archeologica del Lazio coadiuvata dal dott. Filippi che si ripresero i lavori in zona, con l’utilizzo di giovani volontari, i quali riportarono alla luce anche i i mosaici; gli scavi inizialmente non presentavano nessuna copertura di protezione, la quale fu posizionata proprio in quegli anni.

Indagini più approfondite sono riprese negli anni Ottanta con la scoperta del mosaico pavimentale di un sacello obliterato dalla basilica.

Nel 1997 Forum Novum e Vescovio sono state oggetto di un progetto di ricerche intrapreso dalla British School di Roma; responsabile del progetto la dottoressa Helen Patterson.

La nascita di Forum Novum si deve alla forte volontà del Senato romano che le assegnava il compito di divenire un polo amministrativo e commerciale della Sabina tiberina posta a nord di Cures. E non era possibile altrimenti poiché il vicus preesistente era favorito dal fatto di essere collegato ad entrambe le vie consolari, Salaria e Flaminia e, tramite il fiume Aia, al Tevere e quindi a Roma. Codeste vie insieme alla via Tiberina racchiudevano idealmente l’ampia zona in un quadrilatero.

Ai sui albori la zona era un municipio senza abitanti, circondato da alcuni piccoli villaggi, uno spazio vuoto senza niente all’interno, il che fa pensare ad un mercato di bestiame, maggiormente pecore, con annesso santuario di Ercole, protettore delle greggi e degli animali in generale, che non mancava mai in tali luoghi.

I resti di Forum Novum che si trovano nei pressi della basilica sabina esplorati negli scorsi decenni, risalgono ad una città romana risalente all´ultimo scorcio del I sec. a.C. o ai primi decenni del I secolo d.C cioè all´età Augustea ( circa 30 a.C-10 d.C.). La presenza di tombe romane (mausolea), che si trovavano esclusivamente ai bordi delle strade conducenti al centro della città,tra cui la via Romana Vecchia, indicherebbe l´esistenza di almeno due strade principali. Con il I secolo d.C. Forum Novum ottenne lo stato di municipium e lo storico romano Plinio il Vecchio lo incluse nella lista dei municipi romani di quel periodo.

La città continuò ad esistere durante l´intero periodo imperiale come pure un mercato che permetteva lo scambio di merci provenienti da Roma, via Tevere, con le derrate alimentari prodotte dal contado e che andavano ad approvvigionare la Città Eterna, mercato ancora presente nel IV secolo.

L’organizzazione in villaggi continuò ad esistere anche in seguito con la guida di piccoli magistri.

Durante questo periodo, sotto l´imperatore Diocleziano, il Passio Sancti Antimi, riporta il martirio di un certo Bassus ´ad mercatum populi in locum qui appelatur Forum Novum´ per aver rifiutato di offrire sacrifici agli dei pagani Bacco, Cerere e Liberio.

Lo studio delle epigrafi, rinvenute durante lo scavo, effettuato dal professor Giorgio Filippi, suggerisce che esistevano altri templi dedicati a Venere e altri dei, un campus per l´addestramento dei soldati, diverse terme, fontane e un acquedotto per alimentare le terme; quest´ultimo, ed è solo un segno di ciò che poteva fare l´aristocrazia terriera di Forum Novum, venne costruito da un certo P.Faianus Plebius ( di cui abbiamo memoria in una piccola struttura dedicata ad Ercole) a sue spese.

Sempre dalle epigrafi, appare che la testimonianza più tarda associata alla frequentazione della città risalga ai secoli IV e V, quando probabilmente - come per altri centri romani del Lazio - la vita cittadina iniziò l´era del declino. Una serie di indagini recentemente condotte con il georadar ha rivelato la pianta di un anfiteatro che si trovava a sud-ovest del Forum. L´arena ovale misurava circa 40x60m e aveva 2 entrate principali e 6 secondarie. Una metà dell´anfiteatro si trova oggi sotto l´attuale parcheggio e l´altra metà sotto i campi coltivati. A sud del Forum il georadar ha rivelato una serie di strutture lineari (oggi sotto il parcheggio) di svariate stanze, probabilmente fronteggiate da un colonnato. Queste strutture rappresentano i resti di magazzini associati con l´area del mercato di cui abbiamo detto sopra e che era allestito all´interno del Forum.

Immediatamente fuori dal centro è stata scoperta e parzialmente esplorata una villa di grandi dimensioni, situata a circa 300m dal Forum e misurava 60x70m. Essa comprendeva quattro principali gruppi di stanze disposte intorno ad un cortile centrale. Nei pressi è stata trovato un complesso termale ed una piscina probabilmente ad uso domestico per conservare vivo o allevare pesci d´acqua dolce.

Dal 2016 l’area è stata recuperata sempre più, con pulizia dei mosaici, risalenti alla tarda età augustea, e di pitture varie risalenti con probabilità al 30/20 a.C. ed è inserita in un progetto di recupero a lunga durata grazie ai finanziamenti raccolti dalla Soprintendenza per i Beni Culturali.

Forum Novum sopravvive in seguito come centro di attività commerciali, nonché centro di transumanza, fino alla caduta dell’Impero romano d’Occidente, dopodiché si passa dall’amministrazione municipale a quella diocesana, il cui fulcro fu il castrum domini episcopi, situato sulla collina adiacente. Questo castello era appartenente alla Chiesa ed aveva il compito di presidiare il territorio su cui sorgeva l’edificio religioso, onde evitare arbitrarie manovre dei signorotti locali, i quali avevano l’usanza di “usucapire” località isolate, come appunto Vescovio era, con la chiesa che svettava come una vera e propria cattedrale nel deserto

( e tale rimase per lungo tempo, come ci testimonia l’iconografia antica). Nel XII sec. il castrum fu evacuato per la malaria; in seguito divenne convento Agostiniano, finchè venne definitivamente abbandonalo nella seconda metà del XVI sec..

La chiesa è attestata nel 781 d.c. come Ecclesia Sabinensis e qualche anno dopo viene dedicata a Maria. Nel IX sec. fu distrutta dai Saraceni. I primi lavori iniziano quindi proprio in questo momento, con interessamento del papato alla cattedrale.

Il territorio in questo periodo coincide con l’antica Forum Novum, ma mancano tracce di cimiteri, se si escludono le occasionali sepolture di qualche nobile, quindi si esclude la presenza di un centro abitato; notizia certa è che la cripta sottostante alla chiesa non era una catacomba e che non ci sarebbe stato in loco nessun sacrificio di martiri bensì, come testimoniano gli studiosi,e la chiesa fu eretta su un edificio paleocristiano, a sua volta edificato sui resti di un antico tempio.

Le chiese del territorio furono erette per garantire il culto locale e fra esse anche la chiesa di san Valentino nel territorio di Torri in Sabina, preesistente alla chiesa di S. Giovanni Battista, in cui attualmente si trova il fonte battesimale, la cui parte superiore era mensa d’altare in san Valentino stesso. Per lungo tempo si è ipotizzato che il fonte fosse appartenuto al Santuario di Vescovio, per via della somiglianza delle immagini raffigurate con quelle rinvenute nella Basilica. San Valentino fu dismessa intorno al 1565; essendo subentrata nel culto la chiesa parrocchiale, essa era andata in rovina per il disuso. Alcune ricerche ci hanno indicato la presenza di una pala d’altare raffigurante San Valentino e san Giovanni Battista nell’antica chiesa. Il toponimo permane in una località sulla S.S. 313.

 

Rossana Contessi

4. Storia del Gruppo di Preghiera San Pio di Torri in Sabina 

Era il lontano 1957, quando il Signor Felice Buccini, si recò a S. Giovanni Rotondo, in visita al frate con le stimmate di cui parlava l'Italia tutta!!!
Vi tornò più volte, prima, perché il Padre non gli dava l'assoluzione, poi perché in confessione gli ordinò di cambiare la sua vita, al paese di Torri in Sabina, sposando l'allora donna di servizio!
Lui tornò al paese promettendo di dare una Svolta religiosa, cristiana diversa alla sua vita!
A nome del Padre doveva fondare un Gruppo di Preghiera, sotto la guida del Padre Spirituale Don Aldo Andreozzi!
Tornò ancora a S. Giovanni Rotondo, insieme alla futura moglie Maria e a Don Aldo! Proprio P Pio li sposò: era il 1964, 4 anni prima della morte del Santo, avvenuta il 23 settembre del 1968!
Questo Gruppo fondato da P Pio in vita è uno dei pochi nel Lazio fondato daL ui in vita!
Agli inizi degli anni 90 il signor Buccini si ammalò e d'accordo con Don Aldo lasciarono alla signora Anna Benedetti l'incarico di animatrice! La signora già nei precedenti anni aveva ricoperto più volte il ruolo di presidente di Azione Cattolica, e dopo quello di ministro straordinario dell'Eucarestia. Nel 1998 Padre Geraldo De Almeida che divenne il Padre Spirituale, con Anna Talocci animatrice del Gruppo, per 15 anni fino a dicembre 2013! Dal 98 al 2002 anni sia della beatificazione che della santificazione fu fatto lo stendardo, e due pellegrinaggi a S Giovanni Rotondo! In questi anni il sindaco era Basilio Buccini.
Dal 2004 il padre spirituale è stato Don Franco Sanna, durante il primo anno la sigra Anna, insieme a persone del Gruppo, ha acquistato e fatto installare la statua di S Pio in cemento bianco marmorizzato, alle Porte del Paese. Del suddetto evento, ci sono foto che ritraggono, con il sindaco Buccini, padre Mariano De Vito attuale direttore della Voce e P Pio TV don Franco Sanna ! Nel 2008 in occasione dell'Ostensione del Corpo di S Pio il gruppo si è recato di nuovo in Pellegrinaggio a S Giovanni Rotondo ! In quell'occasione fu acquistato il reliquiario. Per mettere un piccolo fazzoletto con il quale P Pio si asciugava il sangue della ferita del costato! Donato dal padre provinciale al gruppo di Torri!! In questo pellegrinaggio il Sindaco era il compianto giovanissimo Alessio Bonifazi! Sempre i Sindaci ci hanno accompagnato sia nei pellegrinaggi che nelle manifestazioni religiose svoltasi al Paese! Da quando è arrivato Don Frankie Mallia, il Sindaco che ci ha accompagnato (e tutt'ora fa parte del Gruppo di Preghiera con la moglie), è Fausto Concezzi, sempre presente nei pellegrinaggi e nella Preghiera!!
Dal gennaio 2014 il padre Spirituale è Don Frankie Mallia e l'animatrice la sottoscritta Daniela Talocci, che sta cercando di continuare i cammino spirituale al meglio! Nell'anno 2016, il 6 febbraio, occasione della traslazione del corpo di S Pio a Roma, insieme a S Leopoldo Mandic, per il giubileo della Misericordia, ci siamo recati a S Pietro, uniti in un gruppo di 45 persone, in una piazza S Pietro gremita ( si è detto 80.000 persone ca), abbiamo ascoltato un'omelia meravigliosa da Papa Francesco cantato tutti insieme le lodi e i canti liturgici!
Infine in un cordone infinito abbiamo fatto la fila per entrare in San Pietro per la Porta Santa, in segno di umiltà per poi raggiungere le salme, dei Santi collocati davanti all'altare del Bernini!
In questo anno corrente il Gruppo come sempre si riunisce ogni mese intorno al 23, si dice il Rosario meditato e la S Messa  delle volte con Esposizione del Santissimo e il bacio della Reliquia di S Pio!

In questa foto sottostante è presente padre Mariano De Vita mia madre allora animatrice del Gruppo e a sx io con la mia famiglia, in occasione della messa in posizione della statua del Santo, che da 5 anni è stata spostata alla Madonnina all'ingresso del Paese ,in un posto più consono e alla vista di tutti! Grazie sindaco di allora Concezzi Fausto, che c'è lo ha fatto collocare li interessandosi di tutto !!!

 

 



In questa foto è presente Padre Geraldo e il sindaco di allora Buccini, mia madre a sx a S Giovanni Rotondo in un pellegrinaggio col Gruppo di Preghiera !

 

Tutto ciò che ho scritto resta agli atti ,inviato al nostro padre spirituale Don Frankie Mallia e a S Giovanni Rotondo 

In fede Daniela Talocci 

5. Storia del Coro Parrocchiale S. Giovanni Battista

STORIA DEL CORO PARROCCHIALE “SAN GIOVANNI BATTISTA” DI TORRI IN SABINA

 

Il coro Parrocchiale di Torri nasce nel 1984, in seguito alle “missioni popolari” campeggiate da Don Franco e altri seminaristi tra cui Don Giuseppe Balice. Fu allora che si inserirono le chitarre quale strumento di accompagnamento per il coro liturgico, poco dopo la formazione si inserì, adolescente, come chitarrista Felicina Ciceroni, che per lunghi anni ha traghettato il coro di Torri. Grande crescita numerica e qualitativa si registrò nel 1988 con l’arrivo di Don Fabrizio Testa, in cui ci fu un’apertura verso la polifonia. Nel 1998 su intuizione della direttrice, mosse i primi passi il coro dei bambini, con l’introduzione di canti per ragazzi più leggeri e ritmati ma graditi anche dagli adulti, con un ulteriore ampliamento di repertorio, dal classico al moderno.

Nel 2008 il coro si è rinnovato negli elementi ripartendo dall’ampio repertorio ereditato.

Oggi è formato stabilmente da una decina di persone, che con grande costanza, impegno e serietà, partecipa a tutte le liturgie solenni e alle iniziative parrocchiali non disdegnando collaborazioni con cori vicini facendo del continuo confronto uno strumento di crescita musicale ed umana.

Il 15 maggio 2016 in occasione dell’anno dedicato ai festeggiamenti per i 500 anni dalla consacrazione della chiesa Madre di Torri, il Coro S. Giovanni Battista ha organizzato la prima rassegna di canto liturgico, nel giorno di Pentecoste, con la partecipazione del Coro “Arcobaleno” di Montasola (RI) e del Coro “San Giovanni Bosco” di Stimigliano Scalo (RI); esperienza ripetuta nel 2017, il 4 giugno, con la partecipazione del Coro parrocchiale “Iubilate Deo” di Collevecchio (RI) e il Coro Polifonico “T. Gargari” di Gallese (VT).

Il 20 ottobre 2016, in occasione del “Pontificale Solenne” per i 500 anni dalla Consacrazione della Chiesa Parrocchiale “S. Giovanni Battista” presieduto dal Cardinale, Titolare della Diocesi Suburbicaria Sabrina – Poggio Mirteto e Sua Emin.za Giovanni Battista Re e dal Vescovo Sua Ecc.za Mons. Ernesto Mandara, il coro ha animato la liturgia solenne con un repertorio di canti ricercato che ha ricevuto il plauso dei celebranti e dell’assemblea.

Tra il 2016 e il 2017, il coro, su invito del Presidente dell’Opera Pia S. Giovanni Battista di Torri, si è esibito tre volte presso la casa di riposo, con spirito di caritatevole amicizia e vicininanza, in occasione del Natale e il 30 ottobre 2017, in coincidenza della Festa dei Nonni, con un repertorio di musica Pop anni ’60 italiana.

Il 5 novembre 2017 per la prima volta si è esibito fuori Torri partecipando alla Rassegna di Canto Liturgico “Tue so le Laude” organizzata dal Coro Polifonico “T. Gargari”, presso la Basilica di Santa Maria Assunta di Gallese (VT).

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